Le nuove tecnologie ci stanno aiutando a recuperare opere inestimabili che si pensava fossero perdute per sempre.

Il mondo dell’arte è già avvezzo a questo tipo di strumenti, usati per distinguere i falsi e attribuire la paternità dei dipinti. Gli algoritmi di machine learning, che riescono a riconoscere la mano dell’autore, adesso vengono usati per replicare lo stesso tocco su una tela più “giovane” di decenni, se non secoli.

La mutilata “Ronda di notte” di Rembrandt

La Ronda di notte di Rembrandt è una delle principali attrattive del Rijksmuseum di Amsterdam, nonché una delle più sfigate vittime di bullismo artistico della storia.

Si chiama “Ronda di notte” a causa della sporcizia che la ricopriva, in realtà è ambientata di giorno.
Poi è stata lacerata a colpi di coltello e spruzzata con l’acido in due diverse occasioni. Alla fine si sono decisi a proteggerla dietro un vetro infrangibile, ma gli atti vandalici sono iniziati un bel po’ di tempo fa.

La Ronda è un’opera immensa, maestosa, così grande che nel ‘700 qualcuno ha pensato bene di tagliarne un pezzo per lato, allo scopo di farla stare su una parete del municipio.

Le 4 strisce mancanti non sono mai state ritrovate, ma un’intelligenza artificiale è riuscita a ricrearle, con un aiutino da parte di Gerrit Lundens.

Il pittore, contemporaneo e conterraneo di Rembrandt, fece una copia in scala ridotta dell’opera quando era ancora tutta intera. La Ronda in miniatura è stata essenziale per scoprire quali elementi della composizione erano stati sacrificati, e di conseguenza per fornire dati all’intelligenza artificiale.

Il Rijksmuseum è uno di quei luoghi fantastici in cui gli scienziati vengono assunti a tempo pieno per occuparsi delle opere d’arte.
Uno di loro, il senior Rob Erdmann, ha progettato 3 diverse reti neurali per altrettante fasi della ricostruzione: una è servita a identificare dettagli comuni a entrambi i quadri, la seconda a manipolare la copia per sovrapporli e identificare le parti mancanti.
La terza, infine, ha riprodotto i pezzi mancanti in uno stile quanto più simile alla mano di Rembrandt.

Il risultato finale è stato stampato su tela e le 4 strisce mancanti sono state apposte per 3 mesi a completamento della “Ronda di notte”, rivelando una costruzione dinamica e prospettica completamente diversa.

Video e articolo su la Repubblica

Le Facoltà di Klimt bruciate dai nazisti

Sono gli ultimi, drammatici mesi della Seconda Guerra Mondiale.

Ufficiali nazisti in fuga dai russi lasciano il castello di Immendorf -Austria settentrionale- e durante la ritirata scoppia un incendio, in circostanze mai chiarite.

Le fiamme divorano il castello, e almeno 10 quadri di Gustave Klimt che, per crudele ironia, erano stati lì nascosti per sfuggire ai bombardamenti.

Questa, tra le più devastanti perdite per l’arte del XX secolo, è stata parzialmente riparata grazie a una collaborazione tra Google Arts & Culture e il Belvedere Museum di Vienna.

Tra i quadri perduti a Immendorf, c’erano le Facoltà, una serie di 3 dipinti dedicati rispettivamente alle allegorie della Filosofia, della Medicina e della Giurisprudenza.
Di queste colossali tele, alte oltre 4 metri, ci sono rimaste delle fotografie in bianco e nero.

Ci sono voluti 6 mesi solo per scriverlo, ma alla fine l’algoritmo di intelligenza artificiale è riuscito a riprodurre i colori delle opere, o almeno ad approssimarli.
I dati elaborati provenivano dall’uso del colore in altre opere di Klimt e alcune descrizioni degli originali acquisite dai giornali dell’epoca.

L’avventura digitale del maestro austriaco, però, non finisce qui.

Una retrospettiva delle principali opere di Gustave Klimt, tra cui le ritrovate Facoltà, può essere contemplata in un hub digitale sulla piattaforma Google Art & Culture.

Si può esplorare una galleria virtuale in 3D, con tanto di audioguida, e ammirare da vicino i capolavori comodamente dal divano di casa.

Quadri che riemergono da altri dipinti

È un caso affascinante quello dell’autore che “rovina” la sua stessa opera per fare spazio a un’altra.
Da Artemisia Gentileschi a Edgar Degas, tanti artisti inconsapevoli del loro futuro successo hanno pitturato sopra i propri quadri per non sprecare costose tele nuove.

Sarebbe il sogno di ogni investitore avere un Van Gogh al prezzo di due, purtroppo i raggi X hanno permesso di sbirciare oltre gli strati di colore lasciando mooolto spazio all’immaginazione.
Almeno finché non è arrivata Oxia Palus.

Fondata nel 2019 da due talentuosi dottorandi dell’University College di Londra, questa startup, che mette insieme computer imaging, reti neurali e stampa tridimensionale, ha uno slogan che parla chiaro: “Resurrecting lost art with Artificial Intelligence”.

La tecnologia brevettata da Oxia Palus può riportare alla luce opere celate sotto strati di vernice, simulando fedelmente la mano dell’artista.
Dopo uno studio su quadri dello stesso periodo artistico, un algoritmo viene istruito a ricreare non solo le tonalità, anche la stratificazione del colore, lo spessore e la lunghezza delle pennellate. Tutte queste informazioni vengono trasmesse alla stampante 3D che “dipinge” su una tela vergine.

Oxia Palus ha agitato gli animi dei più puristi critici d’arte per aver riprodotto e messo in commercio capolavori di Modigliani, Rusiñol, persino Leonardo da Vinci. Una bozza della Vergine delle Rocce è in vendita, sotto forma di NFT, alla modica cifra di 5 Ethereum (c.a 4000 euro).

Una Artificial Intelligence ci ha riportato indietro, prima che il fuoco bruciasse i quadri, prima che la lama tagliasse la tela. Quei dipinti prima non c’erano e adesso sono lì, in bella vista.

Chissà quali e quante cose potremmo guardare con occhi diversi, con la giusta potenza di calcolo.