Le porte del treno si aprono e le mie sneakers si rincorrono sull’asfalto rovente. Armata di ventaglio e auricolari, mi preparo ad affrontare il caldo estivo del capoluogo. A Firenze c’è tanto da vedere, e anche da ascoltare.

Tra i tanti cartelli stradali che popolano i lungarni, non tutti servono a regolare la viabilità fiorentina. Cercate dei segnali quadrati e il logo del Progetto RIVA, per ascoltare i documentari audio di Arno Atlas.

Le cinque tappe del percorso sonoro

In un bollente pomeriggio di agosto, ho affrontato una passeggiata che passa per la Biblioteca Nazionale, Piazza Poggi, Piazza del Cestello, la passerella dell’Isolotto e Palazzina PIA.

Questi i cinque luoghi in cui sono sparsi gli altrettanti cartelli con dei QR code che, se scansionati, portano a una landing page che ospita tracce audio di circa 15 minuti ciascuna.

Il sito è quello del Murate Art District (MAD), lo spazio che ospita il Progetto RIVA, nell’ambito del quale è stato realizzato il ciclo di documentari.

“Il progetto RIVA, promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, in co-progettazione con il programma Sensi contemporanei e il Ministero della Cultura, con il sostegno di CR Firenze e con la partecipazione di Fondazione Sistema Toscana, Fondazione Studio Marangoni e Tempo Reale, nasce con l’obiettivo di valorizzare le rive del fiume Arno, nel cuore di Firenze e in area metropolitana.”

Dal website del Murate Art District

Radio Papesse, invece, è la prima webradio di arte contemporanea in Italia. Si è occupata di raccontare il modo in cui il fiume Arno, nel bene e nel male, ha plasmato la vita dei fiorentini.

Racconti lungo l’Arno

Come il tempo, l’acqua tra le due rive non ha mai smesso di scorrere, nonostante le trasformazioni che si sono susseguite nel corso dei secoli. Ma l’aspetto, e il suono, dell’Arno sono mutati più e più volte.

La voce di Carlo Scoccianti nelle cuffiette mi prende alla sprovvista, quando definisce l’Arno un canale, non un fiume. Le opere di canalizzazione, che ne hanno ridotto l’ampiezza hanno aumentato la potenza dell’acqua durante le piene. E pochi decenni fa ne abbiamo avuto dimostrazione.

L’alluvione del 1966 è solo l’ultima di una serie di inondazioni che hanno colpito Firenze, ma per ovvie ragioni cronologiche è il primo che torna alla mente dei nostri genitori e dei nostri nonni. La corsa contro il tempo per salvare le opere d’arte, il lungo e faticoso progetto politico per ricostruire e restaurare, la paura dei temporali che da quel giorno si è fatta più forte.

Se la piena del ‘66 è entrata nella storia, credo che sia grazie a una serie di circostanze. Sicuramente si è trattato di un evento catastrofico, che gravò sulla già delicata situazione del dopoguerra. Ma delle inondazioni del passato c’è solo qualche cronaca scritta, di quel novembre abbiamo però testimoni ancora in vita, registrazioni, foto, prime pagine di giornali.

Avrei potuto aprire il portatile, cercare e trovare una quantità infinita di dati, fatti di cronaca e citazioni di Mark Twain, ma credo di aver trovato una via migliore.

Strumenti digitali in armonia con la realtà

Tutti noi, da quando abbiamo uno smartphone in tasca, siamo abituati a navigare nell’ipertesto e a trovare informazioni in un batter d’occhio, picchiettando sullo schermo.

Il canonico funzionamento di una landing page prevede un annuncio pubblicitario, una call to action che si realizza in un click, l’atterraggio su una pagina dedicata a informazioni solitamente commerciali.

Arno Atlas sovverte questo percorso, utilizzando gli stessi strumenti per un fine diverso.

La chiamata all’azione ha un fine culturale, anziché commerciale. Si deve interagire con l’ambiente, per accedere a dei contenuti che si trovano online. Infine, non c’è nessun annuncio che ci raggiunge attraverso intricati algoritmi, è l’interessato a camminare per Firenze finché non trova quello che sta cercando.

Lo ammetto, ho barato usando Google Maps. A mia discolpa, vi assicuro che avrei rischiato di perdermi.

Un cammino attraverso la memoria

Mentre trotterellavo sul Ponte alla Carraia, i suoni hanno iniziato a sovrapporsi. Le voci nel documentario, i chiassosi motori delle auto, lo scrosciare incessante dell’acqua.

Tolte le cuffie, mi sono fermata un attimo a guardare oltre il parapetto. Mi sono “connessa” di nuovo con la realtà e ho ascoltato il battito di una città pullulante di vita e di storie che avevo appena sentito raccontare.

In quel bollente pomeriggio di agosto ho percorso un cammino di cultura, storia e memoria. Nell’epoca in cui tutto è a portata di smartphone sono felice di aver trovato un modo per rivivere eventi passati, trovandomi proprio lì dove sono successi.

Non possiamo più fare a meno del digitale, ma è sicuro che il coinvolgimento totale dei sensi non mi farà dimenticare questa esperienza tanto facilmente.
Mi chiedo se questo diluire reale e digitale non sia una frontiera ancora più avanguardista dell’intelligenza artificiale, di Internet of Things – anche se l’idea di parlare col mio frigorifero è allettante.

E se il futuro del digital fosse riprendere il contatto con la realtà?

Credits

Il progetto RIVA è promosso dall’Associazione MUS.E, con la direzione artistica di Valentina Gensini, in collaborazione con Comune di Firenze, Regione Toscana, in co-progettazione con il programma Sensi contemporanei e il Ministero della Cultura, con il sostegno di CR Firenze e con la partecipazione di Fondazione Sistema Toscana, Fondazione Studio Marangoni e Tempo Reale.